domenica 28 febbraio 2010

Melrose Place – 1.12 San Vicente

Incredibile: ho guardato ben 12 episodi di Melrose Place. Ma devo ammetterlo, non è stato difficile, al contrario di Harper’s Island (che tra l’altro non ho ancora finito): MP è ridicolo, ridicolo ridicolo. Talmente ridicolo che sembra una serie comica, dico sul serio.
“San Vicente” è una sorta di conclusione di questo capitolo di Melrose: chi ha ucciso Laura Palmer Sydney? Non mancano anche qui i flashback in cui, sorpresa sorpresa, scopriamo che anche Amanda aveva un motivo per uccidere la Psicopatica Senior come, guarda caso, tutti quelli che la conoscevano. Sai che novità.
Ma andiamo per gradi, anzi per personaggi.

giovedì 11 febbraio 2010

Dollhouse – 2.13 Epitaph 2: Return

Difficilmente rimango soddisfatta dalle series finale: deve essere un problema mio, perchè in genere quando il mio entusiasmo è sotto le scarpe vedo invece lodi e complimenti ovunque: in Buffy, per esempio, parecchie cose non ho gradito (su tutte il fatto di estendere il potere di Slayer a tutte le poteziali), e così quella fine-non fine in Angel, o Alias per cambiare genere e certi “buchi” lasciati irrisolti in Battlestar Galactica.. Insomma, sono un tipo difficile.
Con Dollhouse, invece, devo ammettere di essere quasi soddisfatta. Non è certo il migliore episodio della serie, in quanto la seconda stagione ha sfornato certi episodi che sono dei mini-capolavori, ma senz’altro rientra tra i top5, e di sicuro migliore del troppo confusionario “Epitaph One”.

Lost vs. Supernatural: trova le differenze

Due show così diversi, eppure dopo aver visto la premiere della sesta ed ultima stagione di Lost settimana scorsa, non ho potuto fare a meno di trovare delle somiglianze che, se prima potevano essere trascurabili, ora saltano immediatamente all’attenzione.

domenica 7 febbraio 2010

White Collar: irresistibile canaglia

L’espressione “white collar – colletti bianchi” si riferisce a quelle figure professionali che svolgono mansioni prettamente d’ufficio e sono contrapposte ai “colletti blu” che, al contrario, svolgono lavori manuali. I “colletti bianchi” sono per lo più diplomati e/o laureati e il loro lavoro richiede funzioni amministrative.
L’origine del termine risale allo scrittore americano Upton Sinclair che coniò l’espressione per descrivere, durante gli anni ’30, il nuovo ceto professionale di amministratori e manager.
Analogamente in criminologia, l’espressione “white collar crime” è stata definita da Edwin Sutherland come “un crimine commesso da una persona rispettabile di elevato status sociale nel corso della sua occupazione”. Sutherland credeva che il comportamento criminale fosse fortemente influenzato dall’interazione con gli altri individui. Per tale ragione, il “crimine dei colletti bianchi” coincide con il crimine aziendale in quanto le occasioni di frode, corruzione, insider trading, appropriazione indebita, furto di identità, contraffazione e crimine informatico sono largamente disponibili agli impiegati aziendali (detti appunto “colletti bianchi”).