L’espressione “white collar
– colletti bianchi” si riferisce a quelle figure professionali che svolgono mansioni prettamente d’ufficio e sono contrapposte ai “colletti blu” che, al contrario, svolgono lavori manuali. I “colletti bianchi” sono per lo più diplomati e/o laureati e il loro lavoro richiede funzioni amministrative.L’origine del termine risale allo scrittore americano Upton Sinclair che coniò l’espressione per descrivere, durante gli anni ’30, il nuovo ceto professionale di amministratori e manager.
Analogamente in criminologia, l’espressione “white collar crime” è stata definita da Edwin Sutherland come “un crimine commesso da una persona rispettabile di elevato status sociale nel corso della sua occupazione”. Sutherland credeva che il comportamento criminale fosse fortemente influenzato dall’interazione con gli altri individui. Per tale ragione, il “crimine dei colletti bianchi” coincide con il crimine aziendale in quanto le occasioni di frode, corruzione, insider trading, appropriazione indebita, furto di identità, contraffazione e crimine informatico sono largamente disponibili agli impiegati aziendali (detti appunto “colletti bianchi”).