martedì 5 ottobre 2010

Nikita, una piacevole sorpresa

Quando, lo scorso gennaio, il giovane network statunitense The CW annunciò il reboot di Nikita mi si drizzarono i capelli, come immagino sia accaduto a molti fan della serie originale.
Prima ancora della serie tv, La Femme Nikita è un celebre film di Luc Besson, in cui una bravissima Anne Parillaud, dopo una rapina sfociata in un omicidio, anzichè in prigione viene portata in una struttura dove viene addestrata perchè divenga spia ed assassina a sangue freddo per il governo.
Sette anni dopo, nel 1997, dal film viene tratta un'omonima serie tv di produzione canadese, con protagonisti Peta Wilson e Roy Dupuis. Le premesse sono le stesse, ma viene prestata una maggiore attenzione all'oscura organizzazione per cui Nikita lavora. Complotti, missioni, fiducia, frustrazione ed una relazione impossibile sono gli elementi che caratterizzano la serie che per cinque anni ha tenuto col fiato sospeso i fans di tutto il mondo.
Ma questo è il passato. Qui invece parliamo della CW, un network che, con tutto il rispetto, emerge sì per le proprie produzioni televisive ma certo non nell'accezione più positiva del termine. Il cast è costituito da quelli che si potrebbero definire dei sex-symbol, ovvero Maggie Q., Shane West e una giovane Lyndsy Fonseca, e le campagne promozionali e il marketing non lasciavano dubbi sull'impronta che la CW avrebbe intrapreso con la nuova Nikita.
Quindi, quando il 9 settembre, giorno della premiere negli USA, mi sono messa comoda sul mio divano di casa pronta a distruggere il pilot fotogramma per fotogramma, potete immaginare la mia sorpresa. Mi aspettavo la solita orgia di tette e culi all'aria, dialoghi improbabili e altre assurdità del genere e invece no. L'episodio è stato ben costruito (ad eccezione delle due scene in costume/mutande assolutamente gratuite e assolutamente evitabili), ovviamente riprendendo qualche citazione della serie madre e del film di Besson, ma ho trovato piacevole quella giusta dose di azione accompagnata dall'introduzione, mai forzata, di vecchi e nuovi personaggi. E qui mi voglio soffermare un po'.


venerdì 17 settembre 2010

Ritratti: Dean Winchester (Supernatural)

Dean è il maggiore dei fratelli Winchester: 30 anni, non molto alto (il fratello Sam lo supera di gran lunga), grandi occhioni verdi in grado di sciogliere un pezzo di ghiaccio e soprattutto la battuta sempre pronta.
Insieme all’amico Jared Padalecki (Una Mamma per Amica), che interpreta invece il fratello Sam e con cui divide le attenzioni di pubblico e fans, Jensen Ackles presta il suo volto a quello che ritengo essere uno dei personaggi meglio riusciti in tv. Sarà merito delle assurde situazioni in cui spesso si ritrova, dello script che lo ritrae come la simpatica canaglia che tutti amano, o più probabilmente dei brillanti dialoghi che accompagnano ogni episodio di Supernatural.

martedì 24 agosto 2010

Festival e conventions a confronto – Parte 1 (Telefilm Festival)

Dopo una stagione relativamente densa di eventi telefilmici vissuti in prima persona, mi piace fermarmi un istante e riflettere su come questo genere di manifestazioni nascano e funzionino in Italia.
Non sono una veterana di conventions, sia chiaro, anzi ad eccezione delle storiche BuffyCon le mie esperienze nel campo di questi eventi sono ben poche. Ma sono innanzitutto una fan, e come tale mi informo, navigando tra news, blog, report…e proprio da questa documentazione non posso fare a meno che mettere a confronto ciascuno di questi eventi, valutandone pro e contro, ciò che funziona e non e cosa ancora si potrebbe migliorare.

lunedì 19 luglio 2010

Nuovi pilot e altre serie

Dopo la settimana degli upfronts sono comiciate nuove serie, ricominciate quelle “vecchie”..insomma tante novità.
Il fatto è che, finita la stagione televisiva, uno si ritrova con Il Nulla, e allora comincia a pescare così, serie a caso, richiamato dai nomi degli attori protagonisti, guest-star, trame che promettono… Sì sì, mi sono data a qualche novità e recuperato roba vecchia.
COVERT AFFAIRS. Non mi piacciono i pilot troppo lunghi (questo era un episodio doppio), ma questo è stato ben strutturato.
Piper Perabo è Annie Walker (ma tutti quelli che si chiamano Walker lavorano all’FBI o alla CIA??!), giovane recluta della CIA che viene chiamata dall’agenzia “per le sue capacità linguistiche” (scopriremo alla fine dell’episodio il vero motivo) a risolvere un caso. Annie ha deciso di lavorare per il governo dopo che l’uomo con cui ha trascorso tre settimane in Sri Lanka e di cui si era perdutamente innamorata l’ha lasciata con un biglietto sul cuscino senza alcuna spiegazione.
Troviamo noti volti della tv (Peter Gallagher, Kari Matchett, Christopher Gorham) e sia la trama sia le storie personali dei personaggi sembrano ben amalgamate e non gridano alla noia. Stiamo a vedere come prosegue la stagione.
GLEE. L’ho recuperato prima che l’episodio diretto da Joss andasse in onda perchè quello era un evento da seguire in contemporanea e, devo ammetterlo, mi ero completamente sbagliata. Il pilot m’era piaciuto, niente di sensazionale, ma era carino, ma il secondo episodio ricordo di averlo trovato tremendo e da qui la mia incapacità di capire all the fuss about Glee. Come mi ero sbagliata! 15 episodi andati giù come acqua fresca d’estate! Sia chiaro, la trama è la solita trita e ritrita, ma i siparietti tra Will e Sue e i numeri e le coreografie dei ragazzi sono incredibili! E sì, ho anche le colonne sonore. Tutte. E sono completamente innamorata della cover di Total Eclipse of the Heart. <3
Rimasta un po’ delusa dalla loro esibizione nella season finale: ok che non potevano vincere perchè la serie è stata rinnovata per altre 2 stagioni, ma mi asepttavo qualcosa di speciale essendo il finale, invece hanno perfino riproposto un pezzo con cui si erano già esibiti, bah..
Comunque, altra serie che si aggiunge alla lista dei titoli da seguire regolarmente.
THE GOOD GUYS. Questa è una serie che mi ispirava molto. Adoro Bradley Whitford sin dai tempi del meraviglioso The West Wing e ancora di più in Studio 60 on the Sunset Strip, ed è uno dei motivi per cui mi intrigava TGG. Il pilot è durato un’ora e mezza circa e più volte sono stata sul punto di chiuderlo. No, non ci siamo.
La trama può essere così riassunta: Dan e Jack sono due detective che, per vari motivi, sono relegati a crimini minori. Dan Stark ha salvato la vita al governatore (o senatore? chi si ricorda..) una volta ed è questo il motivo per cui è ancora nella polizia. Jack Bailey invece, classico poliziotto puntiglioso dedito alle regole, è costretto a fargli da baby-sitter.
Non si capisce se vogliano imitare i vecchi polizieschi del calibro di Starsky & Hutch aggiungendo un po’ di comicità (mal riuscita, tra l’altro), o creare qualcosa di nuovo…..o un ibrido. Insomma, non ho capito cosa TGG voglia essere.
Si sforza di far ridere ma non ci riesce minimamente, il caso da risolvere assolutamente già visto, mi aspettavo un accenno di trama orizzontale ma pare non ci fosse (a meno che non sia ciò che è accaduto a Frank, roba che mi interessa meno di zero)..insomma, da scartare.
Mi spiace per Bardley Whitford, ha molto talento e una vena comica perfetta per la tv, ma in questa serie è ridicolo. Colin Hanks invece è la copia spiccicata di suo padre (adesso), con la differenza che Tom alla sua età era un gran figo; come attore non mi sembra male, anzi, ma anche lui non ha occasione di brillare.
MODERN FAMILY. Quando è iniziata a settembre non avevo la benchè minima intenzione di guardare una sit-com a tema familiare, a cui sono irrimediabilmente allergica. Ma sento ovunque lodi e critiche di apprezzamento gridare “al capolavoro”. Perfino Morena Baccarin al Telefilm Festival ha manifestato il suo desiderio di partecipare ad un episodio della comedy. Uh? Vabbè, mi sono detta, la stagione è finita, proviamo a guardare com’è.

Mi sono limitata al pilot e non ci trovo nulla, e dico nulla, di innovativo o (estremamente) divertente. Non ho riso minimamente e, anzi, certi personaggi li ho trovati in parte irritanti. Voglio dare una chance e guarderò un altro paio di episodi prima di formarmi un’opinione definitiva, ma il pilot decisamente non vale la pena.
WAREHOUSE 13. Questa non è nuova, ma la seconda stagione è partita da poco negli USA. Non so perchè ma ho sempre pensato che fosse una serie “horror”, motivo per cui la evitavo. Poi mi mettono Mark Sheppard come guest-star e non posso farmelo mancare. Ormai mi sento tanto stalker di quell’uomo. Televisivamente parlando, si intende.
Anyway, non c’è niente di horror, anzi. Dai titoli di testa scopro con sorpresa che Jane Espenson è una dei creatori.
Il pilot non mi aveva entusiasmato alle stelle ma un paio di episodi più avanti mi ha preso. L’alchimia tra i personaggi/attori è il motore della serie e sì, un pizzico di mistero ma proprio un pizzichino, ci sta anche bene.
Trama: per il mondo sono sparsi dei manufatti molto pericolosi, dal potere imprevedibile. E’ compito di Pete e Myka, agenti dei servizi segreti aiutati da Artie, scovarli e portarli in salvo alla Warehouse 13, una sorta di magazzino ion un angolo sconosciuto del Sud Dakota di proprietà del governo.
Pete è il personaggio più spassoso e, con l’arrivo di Claudia (la brava e spassosissima Allison Scagliotti), la serie è ancora più godibile!
E, per la cronaca: Eddie McClintock è tremendamente sexy.

giovedì 10 giugno 2010

“Clear eyes, full hearts, can’t lose”. Friday Night Lights: autentico ritratto della provincia texana

Per una serial-addicted come me, non c’è nulla di peggio che guardare una nuova serie “così, perché tanto non c’è altro in tv” per poi finire con l’esserne irrimediabilmente ossessionati. Coraggio, a quanti di voi è già capitato? Dozzine di volte immagino. Se fate attenzione in queste situazioni c’è sempre un particolare momento, un evento nella trama, una frase memorabile, un semplice gesto o una scena in cui, in piena consapevolezza, ti rendi conto che è troppo tardi per cambiare canale: la molla è scattata e sei destinato a guardare un altro telefilm, l’ultimo di una serie peraltro già troppo lunga. Ma non puoi farci più nulla ormai. E così è stato per me con Friday Night Lights.
Nonostante ne avessi già sentito parlare benissimo dalla critica statunitense, mi ero ripromessa di dare una chance a questa serie senza però mai trovarne la giusta occasione. E poi, siamo sinceri, la prospettiva di un drama sul football americano non è che esercitasse su di me chissà quale fascino. Sino a qualche settimana fa quando Rai 4, una rete che, permettetemi di dirlo, quanto a programmazione ha tutto il mio rispetto, avendo già trasmesso FNL a mia insaputa nella fascia pre-serale con l’imbarazzante titolo High School Team, lo replica proprio in questi giorni con le nuove stagioni ad un orario che varia dalle 8,30 alle 9,20. Ed è qui che, mattina dopo mattina accompagnata da una calda tazza di thè, ho iniziato a seguire distrattamente le vite di Matt, Julie, Lyla, Tim fino a trovarmi ad aspettare ansiosa quello che è presto diventato il consueto appuntamento quotidiano con i cittadini di Dillon. Questo era proprio uno di quei momenti di cui parlavo poco fa.

domenica 28 febbraio 2010

Melrose Place – 1.12 San Vicente

Incredibile: ho guardato ben 12 episodi di Melrose Place. Ma devo ammetterlo, non è stato difficile, al contrario di Harper’s Island (che tra l’altro non ho ancora finito): MP è ridicolo, ridicolo ridicolo. Talmente ridicolo che sembra una serie comica, dico sul serio.
“San Vicente” è una sorta di conclusione di questo capitolo di Melrose: chi ha ucciso Laura Palmer Sydney? Non mancano anche qui i flashback in cui, sorpresa sorpresa, scopriamo che anche Amanda aveva un motivo per uccidere la Psicopatica Senior come, guarda caso, tutti quelli che la conoscevano. Sai che novità.
Ma andiamo per gradi, anzi per personaggi.

giovedì 11 febbraio 2010

Dollhouse – 2.13 Epitaph 2: Return

Difficilmente rimango soddisfatta dalle series finale: deve essere un problema mio, perchè in genere quando il mio entusiasmo è sotto le scarpe vedo invece lodi e complimenti ovunque: in Buffy, per esempio, parecchie cose non ho gradito (su tutte il fatto di estendere il potere di Slayer a tutte le poteziali), e così quella fine-non fine in Angel, o Alias per cambiare genere e certi “buchi” lasciati irrisolti in Battlestar Galactica.. Insomma, sono un tipo difficile.
Con Dollhouse, invece, devo ammettere di essere quasi soddisfatta. Non è certo il migliore episodio della serie, in quanto la seconda stagione ha sfornato certi episodi che sono dei mini-capolavori, ma senz’altro rientra tra i top5, e di sicuro migliore del troppo confusionario “Epitaph One”.