Dopo una stagione relativamente densa di eventi telefilmici vissuti in prima persona, mi piace fermarmi un istante e riflettere su come questo genere di manifestazioni nascano e funzionino in Italia.
Non sono una veterana di conventions, sia chiaro, anzi ad eccezione delle storiche BuffyCon le mie esperienze nel campo di questi eventi sono ben poche. Ma sono innanzitutto una fan, e come tale mi informo, navigando tra news, blog, report…e proprio da questa documentazione non posso fare a meno che mettere a confronto ciascuno di questi eventi, valutandone pro e contro, ciò che funziona e non e cosa ancora si potrebbe migliorare.
Il Telefilm Festival, per gli appassionati delle serie tv di lunga data è ormai una tradizione che si ripete da otto anni. Se c’è una cosa che va riconosciuta al Telefilm Festival è senz’altro il merito di essere stato il primo evento di portata nazionale a promuovere le serie tv nel nostro paese. In un’epoca in cui internet si stava ancora facendo strada, gli episodi inediti di un telefilm erano davvero inediti, gli spoilers avevano ancora un significato, il Telefilm Festival era un’occasione per tenersi aggiornati sulle novità e ritrovarsi con dozzine di altre persone che condividevano la tua stessa passione. Eccezion fatta per il primo anno, posso dire di aver partecipato a tutte le edizioni del TF, sia come spettatrice sia come volontaria nello staff. L’atmosfera che si respirava agli esordi era senz’altro diversa dal caotico affollamento degli ultimi anni. Se prima, infatti, la proiezione di serie ed episodi nuovi era il motivo principale di affluenza di pubblico, col trascorrere degli anni è inevitabile acquisire quella patina di “lusso” a richiamare un pubblico e un’attenzione maggiori: cominciamo così ad avere i primi ospiti, nazionali e internazionali, dal cinema Arcobaleno ci spostiamo nel più vasto e centrale Apollo ed il riscontro ottenuto è senza dubbio evidente. L’apice è stato raggiunto nel 2006 con l’arrivo di Kelly Rowan e Ben McKenzie, protagonisti di The O.C.: pubblico in delirio, decine di periodici che riportavano l’evento, e il tempismo è stato impeccabile. Quelli erano infatti gli anni d’oro delle serie tv, la Golden Age, con la nascita di prodotti come Lost, Dexter, Desperate Housewives, House, e sì, anche The O.C. che ha riportato in auge il teen-drama. Ma se nei primi anni del TF si respirava quell’aria da community, grazie anche e soprattutto ai dibattiti con Aldo Grasso (ora relegati ad orari non proprio accessibili e per di più fuori sede), le recenti edizioni sembrano dare l’impressione di voler pallidamente imitare le conventions statunitensi ma senza riuscirci troppo. L’ospite della giornata è sì impegnato in conferenze stampa, ma terminata quell’ora di “incontro con i fans” la sua parentesi si chiude. A questo proposito lasciatemi ricordare ciò che è accaduto proprio nell’edizione di quest’anno, ospiti Morena Baccarin (V), Zachary Levi (Chuck), e i protagonisti di Champs 12. Il sabato, giornata dedicata a Zachary Levi, un ragazzone molto cortese e disponibile, un anti-divo, meravigliato ed eternamente grato al calore dei fans, l’attore si è immerso in innumerevoli conferenze stampa in agenda per la mattinata; nel pomeriggio era invece previsto l’incontro in sala con il pubblico: inutile dire che l’evento ha registrato un numero di partecipanti mai visto, tanto che hanno dovuto replicare la sessione per tutti coloro che hanno pazientemente atteso in coda il termine della prima. Il giorno successivo, come se non bastasse, Levi è tornato al TF, a sorpresa di tutti, organizzatori compresi, per una sessione autografi e foto decisamente improvvisata. Sì, perché questa è la norma nelle conventions USA. Non sono un’organizzatrice di eventi, non è il mio lavoro, ma è davvero così inconcepibile l’idea di organizzare un angolo per gli autografi nella giornata dedicata all’ospite? In fondo, sappiamo tutti che il fee richiesto da un ospite è da considerarsi giornaliero, sia che se ne vada dopo venti minuti, sia che rimanga per l’intera giornata.
Perchè anziché pensare alla manifestazione come un evento puramente promozionale non si cerca di coinvolgere maggiormente il pubblico facendolo interagire più da vicino con gli ospiti e intrattenendolo con interessanti workshop dedicati ai lavori“dietro le quinte” (direttori dei palinsesti, adattatori, doppiatori) e, come accade già da qualche anno, con le attività dei maggiori fan club e community online in modo da dare un’ampia panoramica sul mondo dei telefilm che tutti noi amiamo?
Non sono una veterana di conventions, sia chiaro, anzi ad eccezione delle storiche BuffyCon le mie esperienze nel campo di questi eventi sono ben poche. Ma sono innanzitutto una fan, e come tale mi informo, navigando tra news, blog, report…e proprio da questa documentazione non posso fare a meno che mettere a confronto ciascuno di questi eventi, valutandone pro e contro, ciò che funziona e non e cosa ancora si potrebbe migliorare.
Perchè anziché pensare alla manifestazione come un evento puramente promozionale non si cerca di coinvolgere maggiormente il pubblico facendolo interagire più da vicino con gli ospiti e intrattenendolo con interessanti workshop dedicati ai lavori“dietro le quinte” (direttori dei palinsesti, adattatori, doppiatori) e, come accade già da qualche anno, con le attività dei maggiori fan club e community online in modo da dare un’ampia panoramica sul mondo dei telefilm che tutti noi amiamo?
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