giovedì 10 giugno 2010

“Clear eyes, full hearts, can’t lose”. Friday Night Lights: autentico ritratto della provincia texana

Per una serial-addicted come me, non c’è nulla di peggio che guardare una nuova serie “così, perché tanto non c’è altro in tv” per poi finire con l’esserne irrimediabilmente ossessionati. Coraggio, a quanti di voi è già capitato? Dozzine di volte immagino. Se fate attenzione in queste situazioni c’è sempre un particolare momento, un evento nella trama, una frase memorabile, un semplice gesto o una scena in cui, in piena consapevolezza, ti rendi conto che è troppo tardi per cambiare canale: la molla è scattata e sei destinato a guardare un altro telefilm, l’ultimo di una serie peraltro già troppo lunga. Ma non puoi farci più nulla ormai. E così è stato per me con Friday Night Lights.
Nonostante ne avessi già sentito parlare benissimo dalla critica statunitense, mi ero ripromessa di dare una chance a questa serie senza però mai trovarne la giusta occasione. E poi, siamo sinceri, la prospettiva di un drama sul football americano non è che esercitasse su di me chissà quale fascino. Sino a qualche settimana fa quando Rai 4, una rete che, permettetemi di dirlo, quanto a programmazione ha tutto il mio rispetto, avendo già trasmesso FNL a mia insaputa nella fascia pre-serale con l’imbarazzante titolo High School Team, lo replica proprio in questi giorni con le nuove stagioni ad un orario che varia dalle 8,30 alle 9,20. Ed è qui che, mattina dopo mattina accompagnata da una calda tazza di thè, ho iniziato a seguire distrattamente le vite di Matt, Julie, Lyla, Tim fino a trovarmi ad aspettare ansiosa quello che è presto diventato il consueto appuntamento quotidiano con i cittadini di Dillon. Questo era proprio uno di quei momenti di cui parlavo poco fa.