Nonostante ne avessi già sentito parlare benissimo dalla critica statunitense, mi ero ripromessa di dare una chance a questa serie senza però mai trovarne la giusta occasione. E poi, siamo sinceri, la prospettiva di un drama sul football americano non è che esercitasse su di me chissà quale fascino. Sino a qualche settimana fa quando Rai 4, una rete che, permettetemi di dirlo, quanto a programmazione ha tutto il mio rispetto, avendo già trasmesso FNL a mia insaputa nella fascia pre-serale con l’imbarazzante titolo High School Team, lo replica proprio in questi giorni con le nuove stagioni ad un orario che varia dalle 8,30 alle 9,20. Ed è qui che, mattina dopo mattina accompagnata da una calda tazza di thè, ho iniziato a seguire distrattamente le vite di Matt, Julie, Lyla, Tim fino a trovarmi ad aspettare ansiosa quello che è presto diventato il consueto appuntamento quotidiano con i cittadini di Dillon. Questo era proprio uno di quei momenti di cui parlavo poco fa.
Friday Night Lights riprende i toni e lo spirito dell’omonimo romanzo documentario (Friday Night Lights: a Town, a Team and a Dream, H.G. Bissinger) del 1990 e del film di Peter Berg riadattandoli però ai giorni nostri, abbandonando quindi i vizi e i clichè di quei giovani borghesi annoiati a cui la tv ci ha tanto abituato e offrendo un ritratto autentico di quella che potrebbe essere una qualsiasi città di provincia americana.
Anziché a Odessa ci troviamo nella fittizia Dillon, Texas, dove il coach Eric Taylor si è appena trasferito per seguire la squadra di football del liceo locale, i Panthers. Sin dal suo primo giorno Taylor si trova ad affrontare le pressioni dell’intera città che ha riposto in lui la completa fiducia per il destino della squadra.
Ciò che cattura immediatamente l’attenzione è quanto importante sia il football a Dillon: non è solo un semplice sport, è tutto. In una cittadina di provincia priva di qualsiasi attrattiva, dove il futuro più brillante sembra quello di vendere auto nella concessionaria del signor Garrity, il football va ben oltre il semplice intrattenimento del venerdì sera: è insieme l’elemento che accomuna gli abitanti di Dillon ma soprattutto il simbolo del riscatto sociale di questa piccola città del Texas, suo unico orgoglio, gioia e speranza.
Analogamente a livello narrativo lo sport gioca un ruolo fondamentale: non è semplice background, un pretesto per raccontare le ennesime vicende sentimentali di teen-agers in piena crisi adolescenziale, qui il football è qualcosa di reale. Il lavoro che si è sempre desiderato fare, la coronazione di un sogno, il mezzo per ottenere una borsa di studio per un futuro promettente, il senso di appartenenza a qualcosa di più grande, una famiglia, quando una vera non ce l’hai, o ancora un episodio della tua vita da lasciarsi alle spalle per poter continuare per la propria strada, o semplicemente l’unico appiglio che ti rimane per continuare a tenere duro.
Dal punto di vista artistico la fotografia e la regia riescono a comunicare magistralmente il dramma vissuto dai personaggi, grazie anche al sapiente utilizzo di primissimi piani e di quelle caratteristiche riprese “tremolanti” immergendo completamente lo spettatore nell’atmosfera rurale di Dillon, mentre il cast merita ogni complimento: ad eccezione di Kyle Chandler, che riesce senza difficoltà a scrollarsi l’immagine di Gary Hobson alle prese con il quotidiano del giorno dopo, e Connie Britton, tutti gli attori sono perlopiù sconosciuti, perseguendo la tradizione dei teen-drama per cui per interpretare degli adolescenti vengono scelti attori al di sotto dei trent’anni, ma il loro talento e la drammaticità delle storie fanno quasi dimenticare questa inverosimiglianza.
Eric è il classico eroe americano: straordinario marito e padre di famiglia, è un uomo tutto d’un pezzo. Onestà e fiducia sono le qualità che lo contraddistinguono e che lui stesso pretende da chi gli sta accanto. Nonostante Tami e Julie siano la sua famiglia, il forte legame instauratosi tra lui e i Panthers lo eleva a figura paterna per i ragazzi della squadra, e i suoi discorsi pre-partita colmano lo spettatore di orgoglio e patriottismo, riecheggiando i monologhi di quei polpettoni apocalittici del calibro di Armageddon.
Matt Saracen, un bravissimo Zach Gilford, è il timido quarterback dei Panthers. Nonostante sia un adolescente, in realtà Matt è molto più adulto di quanto si immagini. Cresciuto senza genitori (la madre lo ha lasciato diversi anni prima, il padre è un soldato in guerra in Iraq), si prende amorevolmente cura della nonna, ormai in preda alla demenza senile, e si divide sapientemente tra casa, scuola, lavoro e gli allenamenti. Per lui più di chiunque altro il football rappresenta l’unica vera famiglia che abbia.
Bryan “Smash” Williams, tailback della squadra, è forse il volto più noto dei Panthers. Un po’ sbruffone, parla di sé in terza persona e gli piace calamitare tutta l’attenzione su di sé. Cresciuto anch’egli senza un padre, ha però una madre e due sorelle che lo amano moltissimo. Il suo sogno è quello di andare al college con una borsa di studio e giocare a football da professionista, ma alcuni errori (commessi) rischieranno di minacciare il suo futuro.
Jason Street (Scott Porter) era il quarterback prodigio dei Panthers (poi sostituito da Saracen) con un brillante futuro davanti a sé. Questo prima che un incidente durante una partita lo ha reso paralizzato e costretto su una sedia a rotelle. Da quel momento il “Texas Forever” che aveva pianificato con Lyla, la sua fidanzata, e Tim si disintegra violentemente davanti ai suoi occhi insieme a tutti i suoi sogni. Si troverà presto a dover affrontare una nuova realtà, il tradimento della sua ragazza e del suo migliore amico e ad accettare la sua condizione.
Lyla Garrity (Minka Kelly) è la cheer-leader dei Panthers e figlia di Buddy. Fa coppia fissa con Jason da anni e ha già pianificato il loro matrimonio. Tuttavia l’incidente di Jason metterà a dura prova la loro relazione facendo luce sulle sue insicurezze e le sue paure e spingendola tra le braccia di Tim.
La rottura del suo fidanzamento e insieme la separazione dei suoi genitori fanno scattare qualcosa in Lyla: abbandona di punto in bianco l’uniforme e abbraccia la Comunità Cristiana per Teenagers.
Tim Riggins, infine, ha il volto di Taylor Kitsch. Riggs, come lo chiamano gli amici, è il “bello e dannato” di Dillon. Vive con suo fratello Billy, trascorrere la maggior parte del tempo a bere birra e, nonostante sia stato con “metà delle ragazze del Texas”, Lyla è quella che gli ha lasciato il segno e di cui è innamorato. Si mette costantemente nei guai e per questo è sempre in punizione, tuttavia non lo senti mai lamentarsi e dietro alla facciata da sbruffone noncurante si nasconde un bravo ragazzo dai forti valori.
Dopo The West Wing, Friday Night Lights è ciò che di più americano ci possa essere e, nonostante gli ascolti non siano spettacolari, i numerosi riconoscimenti attribuiti alla serie testimoniano quanto sia in realtà eccezionale. FNL mette in scena settimana dopo settimana episodi drammaticamente veri senza mai scivolare nella banalità o nella retorica, ma riesce a commuovere con i sentimenti più semplici e profondi, come l’amicizia e la famiglia, caricati da quel forte pathos tipicamente americano.
FNL è una serie che emoziona, commuove, fa sorridere e fa riflettere ma soprattutto coinvolge. Non c’è da stupirsi quindi se vi ritroverete a trattenere il respiro quando il numero 20 attraversa tutto il campo superando gli avversari e a gridare “Go Panthers!” durante un touchdown, perché questo è l’effetto di FNL.
Are you ready for friday night?
Pubblicato su TC Fanzine #10.
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