giovedì 28 gennaio 2010

Battlestar Galactica – 4.15 No Exit

This has all happened before and it will happen again.
The Cylons were created by Man.
They rebelled. Then they vanished. Forty years later they came back. They evolved.
50,298 human survivors. Hunted by the Cylons.
Eleven models are known. One was sacrificed.
Ma che episodio è??????? A distanza di due giorni ho ancora la pelle d’oca a pensarci. Come minimo dovrebbero mettere un avviso in testa all’episodio per i più deboli!
Innanzitutto i titoletti introduttivi che ci sono ad inizio stagione e, fateci caso, prima degli episodi più significativi, e che a me piacciono tanto tanto sono cambiati ancora una volta, e solo questa premessa promette grandi cose. E infatti.

Come ci saremmo aspettati, vediamo Ellen che, dopo aver preso il veleno a New Caprica, si risveglia improvvismante in quel liquido viscido, spaventata, quasi tremante, quando vede un centurione: molto cortesemente gli chiede di aiutarla a rialzarsi, e capiamo che è perfettamente cosciente di cosa sia e dove si trovi. Non passa molto prima che Cavil la raggiunga per darle il “bentornata a casa”.
Ora, l’episodio si divide in due: da una parte abbiamo la base-ship dei cylons su cui si trovano Ellen, Cavil e Boomer, e dall’altra abbiamo il Galactica, dove Sam ha un proiettile incastrato nella testa e si deve operare prima di eventuali complicazioni. Il punto è che Sam ha avuto una sorta di “rivelazione” sul suo passato e su quello degli altri Five, una serie di flash che come una mitraglietta ci spara uno dietro l’altro senza neanche avere il tempo di recepire l’informazione.
Tra le interessantissime (no, non è sarcasmo) conversazioni tra Ellen e Cavil (che scopriamo chiamarsi John in realtà) e le spiegazioni di Sam, abbiamo un quadro generale degli avvenimenti dalla prima guerra umani-cylons fino ad ora:
I Final Five erano stati avvisati della fine di Earth e sono riusciti ad organizzare il download su una nave che stava orbitando vicino al pianeta, fuggendo così alla nuclearizzazione. Questo accadde molte migliaia di anni prima. Loro non hanno inventato la tecnologia di resurrezione ma l’hanno reinventata: a quanto pare il trasferimento di memoria organica era già nota al popolo di Kobol e alla 13° Tribù, che però l’hanno abbandonata dopo che hanno cominciato a procreare. I Five hanno lavorato giorno e notte per riportare in uso quella tecnologia e, nonostante tutti abbiano collaborato, il merito è soprattutto di Ellen. Quindi, scampata la strage ad opera di centurioni ribelli, i Five hanno viaggiato verso le 12 Colonie per avvertire gli umani a non ripetere il loro stesso errore, ma tenere vicini i centurioni e trattarli bene o la storia si sarebbe ripetuta ancora e ancora. Tuttavia, siccome non viaggiavano a velocità della luce perchè il jump non c’era ancora, ci misero circa 2mila anni e arrivarono troppo tardi: gli umani erano già in guerra con i centurioni che avevano già fatto qualche tentativo di creare forme di vita “umanoidi” (gli Ibridi). A questo punto i Final Five fecero un accordo con i centurioni: li avrebbero aiutati a costruire dei corpi umani a patto che cessassero la guerra: da qui i 40 anni di tregua precedenti agli eventi della miniserie.
Chief chiede a Sam perchè Ellen e gli altri Four hanno acconsentito ad aiutare i centurioni dopo aver vissuto in prima persona le esperienze su Earth e Sam gli risponde che Ellen era sicura che, programmandoli con l’amore e gli altri sentimenti umani e il fatto di credere in un solo dio, avrebbe fermato il ciclo di violenza. Quanto si sbagliava!
Cavil in seguito si è ribellato a loro perchè non condivideva le loro credenze: uccise i Five e, quando questi hanno fatto il download, non avevano più le loro memorie. Da qui la loro vita sul Galactica.
Ellen e gli altri Four sono quindi i “genitori” degli altri cylons: Ellen, in particolare, è la loro madre. Insieme hanno creato gli 8 modelli di cylons umani. 8+5= 13. Il Numero Sette è stato soppresso dagli Uno (Cavil), perchè gelosi. Il suo nome era Daniel ed era un artista, ma Cavil ha avvelenato il liquido amniotico di tutti i Sette, uccidendoli.
Cavil, che abbiamo detto prima chiamarsi John, è stato creato e nominato ad immagine del padre di Ellen, ed è stato il primo ad essere creato. Tuttavia John non perde l’occasione di ribadire ad Ellen quanto la detesti per averlo reso così umano: lui non sopporta i limiti e i difetti umani, lui è una macchina, si sente una macchina. E odia gli umani per questo e per aver devastato i suoi antenati (i centurioni).
Il loro scambio di battute è qualcosa di epico. Nonostante sia un episodio molto didascalico tutto si svolge con molta fluidità. Non ci sono azione o colpi di scena eclatanti, solo Ellen, John e Sam che parlano, ma ti trovi a pendere dalle loro labbra anche se solo si schiariscono la voce. E dal primo all’ultimo minuto vieni letteralmente inondato da una miriade di informazioni di vitale importanza, risposte a decine di domande che ti sei posto in tutti questi anni (o mesi, se hai cominciato dopo). Per non parlare poi di quell’allegoria mistico-religiosa sempre presente con una certa rilevanza: l’esempio più lampante lo vediamo quando Ellen prende una mela dal vassoio di frutta che le è stato portato e la offre a Boomer. La mela, che prima di Twilight era il simbolo della conoscenza del bene e del male nel libro della Genesi, e questo proprio mentre Ellen parla di libero arbitrio e mette in guardia Boomer su John consigliandole di prendere una posizione propria.
Ed è affascinante vedere quanto sia diversa dalla Ellen che conosciamo: e non mi riferisco al fatto che non tocca un goccio di alcool in tutto l’episodio, ma è una donna di classe, compassionevole, materna, così diversa dalla stronza arrivista manipolatrice della vita sul Galactica. Il modo caloroso con cui parla a John, il primogenito, cercando di fargli capire perchè è stato creato così (non voglio soffermarmi sul fatto che l’ha modellato a immagine di suo padre, visto ciò che è successo a New Caprica, eew!), il più somigliante possibile agli umani: le macchine (i centurioni) che John tanto invidia mancano del dono più grande che Ellen ha invece dato loro, il libero arbitrio, la capacità di amare, di essere creativi, di provare compassione.. Una scena davvero carica dell’allegoria cristiana più forte ma perfettamente inserito nella mitologi di Moore.
Sarà l’entusiasmo ancora forte di tutte queste rivelazioni sulla storia alla base degli avvenimenti di BSG, ma credo che questo sia uno degli episodi meglio riusciti della serie. Una seconda visione mi aiuterà a confermare o smentire la mia opinione.

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